Ogni volta che suoni 2 note, stai suonando un intervallo!!
Capisci da solo quanto è importante conoscerli a fondo...
LA QUANTITÀ (o GRANDEZZA)
Il primo criterio per definire un intervallo è dato dalla quantità, ovvero:
quanti 'nomi-di-nota' diversi sono compresi? Quante dita mi servono per contarli?
Do-Mi: comprende 3 nomi-di-nota (Do, Re, Mi), perciò è una 3a
NB: non ci interessano, per la quantità, eventuali alterazioni presenti,
ma soltanto il numero di nomi di nota inclusi, comprese le note di partenza e di arrivo
(e comunque a partire dalla nota più bassa, anche se è suonata dopo).
Tutto qui. Ma… siamo sicuri che basti?
LA QUALITÀ (o SPECIE)
Prendiamo i due intervalli qui sotto (suonali!):
Perché questi nomi? Ci sono un sacco di ragioni, ma fondamentalmente dobbiamo accettare il
fatto che nel corso dei secoli la nomenclatura degli intervalli si è sviluppata così: non è
il modo più logico, ma ci tocca tenercelo!
¢ gli intervalli maggiori e quelli giusti coincidono con le distanze tra i
gradi della scala maggiore e la tonica (2e, 3e, 6e e 7e: maggiori; 4e e 5e: giuste)
¢ gli intervalli minori sono come i maggiori 'accorciati' di 1 semitono
¢ gli intervalli diminuiti sono come i giusti o i minori 'accorciati' di 1 semitono
¢ gli intervalli eccedenti sono come i giusti o i maggiori 'allungati' di 1 semitono
NB: ricorda sempre di calcolare prima la quantità!!
Bestiario
(tratto e adattato da Giò Rossi, lezioni di armonia su
www.jazzitalita.net)
RIEPILOGANDO
NB: è vero, mancano alcuni intervalli teoricamente esistenti (2a diminuita, 3a aumentata,
4a diminuita, 6a diminuita, 6a aumentata, e altre amenità del genere), ma quello che qui ci
interessa è il mondo reale, non le dotte disquisizioni che lasciamo volentieri ai musicologi.
D'altra parte, se proprio dovessi trovarti costretto a dover identificare e/o costruire uno
degli intervalli mancanti, a questo punto hai ormai in mano tutti gli strumenti per farlo per
conto tuo - e qui del resto ci sono praticamente tutte le possibilità "vere" con cui dovrai
cimentarti nella realtà musicale effettiva, quella della musica suonata.
DUE "DRITTE" SULLA LETTURA
QUALCHE OSSERVAZIONE FINALE...
Beh, arrivati a questo punto si spera di aver fatto finalmente un po' di chiarezza nel
misterioso mondo degli intervalli (tutto sotto controllo, vero?) Restano da puntualizzare
ancora un paio di cosucce, giusto per completare il quadro: allora, diciamo subito che gli
intervalli possono essere
Inoltre, gli intervalli possono essere "rovesciati", spostando in alto di un'ottava la nota
più bassa oppure spostando in basso di un'ottava la nota più alta: in questo caso si ottiene
un rivolto:
NB: nel passaggio dallo stato diretto a rivolto, gli intervalli si trasformano così:
Ultima annotazione: come abbiamo già visto nei pentagrammi iniziali, in alcune tonalità,
certi particolari tipi di intervallo richiedono alterazioni "speciali", che vanno al di là dei
comuni diesis e bemolle:
Qui diciamo solo due parole, giusto per iniziare a prenderci confidenza:
Lab-Fa: comprende 6 nomi-di-nota (La, Si, Do, Re, Mi, Fa), perciò è una 6a
Re-La#: comprende 5 nomi-di-nota (Re, Mi, Fa, Sol, La), perciò è una 5a
Fatto? Benissimo: sentito che differenza? Eppure sotto il profilo della quantità sono entrambi
intervalli di 3a… Il punto è che la quantità, da sola, non basta per definire con esattezza un
intervallo: ci serve un criterio nuovo, in più - signore e signori, la qualità.
Se poi vuoi farti tu i conti, ecco due 'dritte' su come ricavarti da solo le nomenclature:
Ecco alcuni degli errori più clamorosi a proposito di intervalli:
1. Do - Re# distano un tono e mezzo quindi si tratta di una 3a minore.
Da fucilazione immediata. Gli intervalli si calcolano considerando i NOMI delle note. Do e Re,
mettici tutti i # o i b che vuoi, sarà sempre una 2a. In questo caso, una 2a eccedente.
Do - Mib, invece, è una 3a minore
2. Do - La è una 6a normale, anzi no, giusta.
Da ergastolo. Gli intervalli giusti sono la 4a, la 5a e l' 8va. Gli altri sono maggiori o
minori. Quelli "normali" non si sa cosa siano.
3. Se c'è un # sono eccedenti. quelli con il b sono minori.
No, no e poi no. Quello che conta non sono i # e i b, ma l'effettiva distanza tra le due note.
Fa - Si è una 4a eccedente ma non ci sono né diesis ne bemolle né mia zia.
4. Per calcolare Mi - Sol # devo pensare alla scala di Mi maggiore.
Ecco, bravo. Passerai sicuramente l'esamino a scuola, ma poi ti troverai nei guai nella pratica.
Questo sistema può servire all'inizio, ma occorre saper distinguere gli intervalli "al volo",
senza pensare a scale, scalette e scalini. Non è assolutamente detto che la nota di partenza
sia la tonica della scala. Potrebbe essere una nota qualsiasi. In questo caso, potresti
trovarti nell'accordo di C+ (3 M e 5 ecc) e magari all'interno della tonalità di Lab maggiore.
Pensare a Mi maggiore a che servirebbe?
E a questo punto, che sia il momento di concedersi un meritato… intervallo??!