Do re mi fa sol la si doooo! Chi non sa cantarla? E’ la scala maggiore di Do, e forse anche questo lo sanno un po’ tutti. Ma... che cos’è una scala?
Qui la questione si fa più complessa: prova a pensarci, tu come la definiresti? Non è per niente facile, vero?
E se lasciassimo perdere le parole e provassimo a suonarla?
Magari su una corda singola…
Tutto ok, giusto? Benissimo, adesso prova a suonare questo:
Mmh… le note erano diverse, su questo non ci piove. La sonorità, invece…
Se torniamo alle due scale maggiori viste (ascoltate) qui sopra, che cosa le accomuna? La sonorità, ok: fin qui siamo tutti d’accordo. Ma oltre a questo? Tecnicamente?
Se hai fatto un po’ di attenzione, hai sicuramente (?) notato che… non c’è differenza nella sequenza di tasti!!!
In altre parole: una volta stabilito un punto di partenza, le note si succedono comunque con lo stesso ordine: 2 tasti, 2 tasti, 1 tasto, 2 tasti, 2 tasti, 2 tasti, 1 tasto.
Prova, partendo da qualsiasi nota su qualsiasi corda, e verifica direttamente con il TUO orecchio.
Che cosa è successo?
Il punto è che non sono tanto le note in sé a determinare il suono di una scala (o di un accordo, arpeggio, etc.), quanto piuttosto la sua struttura, in termini di gradi e di intervalli.
Un discorso più approfondito su questi temi lo affronteremo più in là, parlando appunto degli intervalli, ma già adesso qualche riferimento lo possiamo dare.

Bene, apriamo una piccola parentesi: come avrai osservato ed ascoltato, la distanza minima (in termini di intonazione, altezza, o pitch che dir si voglia) tra due note sulla chitarra è data da 1 tasto di differenza [stessa corda…] In termini meno "chitarristici", e più genericamente musicali, quella distanza (intervallo) si chiama semitono.
Quindi:
E a questo punto diventa chiaro che la struttura della scala maggiore, definita con linguaggio appropriato, sarà:
Se poi volessimo anche definire il "ruolo" di ogni nota, ma senza doverle chiamare per nome (tanto abbiamo visto che non ci serve!), ecco che possiamo utilizzare un sistema indipendente dalle note specifiche, che resta cioè valido a partire da qualsiasi altezza: diamo i numeri (?), e – voilà! – ecco i gradi.
E con questo, in definitiva abbiamo ben 3 prospettive diverse attraverso cui individuare/indicare una scala maggiore:
PS: nella tradizione "colta", ogni grado della scala ha un nome che lo identifica per la sua tendenza al riposo o al movimento rispetto agli altri gradi. Diamoci un'occhiata veloce:
Mentre i nomi sono "standard", le caratteristiche indicano solo tendenze generali, non "obblighi di legge"!! Trova magari tu le tue definizioni "emotive", tenendo conto che comunque questa nomenclatura non è usatissima nella musica contemporanea…