Tecnica Organizzata 1 - come cavalcare un cavallo selvaggio

Tecnica Organizzata 1 - come cavalcare un cavallo selvaggio

Anni fa, in un'intervista a Guitar Player Allan Holdsworth a un certo punto se ne uscì con una frase che potrebbe sembrare una provocazione: “l'aspetto più difficile della tecnica? Zittire le corde che non sto suonando, bloccare le risonanze”.

Ehh??!? Allan Holdsworth è un virtuoso inarrivabile, e la cosa più difficile per lui è NON far suonare le corde?!?

Beh, anche Eric Johnson non è da meno: “dopo avere costruito e lavorato sul suono pulito passare al distorto è indispensabile. Bisogna imparare a stoppare tutte le corde che risuonano, altrimenti esce un'accozzaglia di suoni inimmaginabile. Quando diventi un ottimo chitarrista pulito quando passi al distorto è come cavalcare un cavallo selvaggio. Provi a usare la stessa tecnica che usavi col pulito, ma è terribile”.

A questo punto dev'esserci del vero per forza. E forse vale la pena investigare un po' in questa direzione, per renderci magari conto che anche tanti chitarristi apparentemente “insospettabili” rivelano in realtà più di un problema su questo terreno...

 

Pensiamo un attimo alla... chitarra classica. Già, proprio lei.

Tutti sappiamo che in quel contesto è richiesta una tecnica molto specifica, messa a punto e codificata in almeno un paio di secoli di “uso intensivo” del mezzo. L'appoggio sulla gamba sinistra sollevata, il polso piegato, il pollice basso dietro il manico, le dita “ a martelletto”...

Perché tutto questo? Paturnie da accademici?

 

O c'è qualcosa sotto?

 

Mettiamola così: anche se nella nostra pratica di allenamento succede il contrario, la tecnica non è il punto di arrivo, ma quello di partenza.

 

A patto, però, di cominciare... dalla fine: facendo cioè la strada a ritroso.

 

 

In altre parole:

 

Capito il perché di tutte quelle frustrazioni? Di tutti quei problemi?

Perché ci alleniamo in un modo e suoniamo in un altro!! Il che, intendiamoci, ha pure un senso. Basta tenerlo sempre a mente: “io adesso mi sto allenando sulla tecnica perché ho bisogno di imparare a padroneggiarla; quando suonerò, però, mi ricorderò sempre di non partire da questo tipo di approccio, perché le cose stanno al contrario e la tecnica la sceglierò per realizzare al meglio la musica più adatta a condividere quelle specifiche emozioni in quello specifico contesto”. Amen.

 

Quindi, tornando alla chitarra classica e alle sue famigerate “imposizioni” sull'impostazione: hanno senso? Sì, certo. Perché per quello che vuoi trasmettere, se usi quello strumento, hai scelto di servirti di musica “classica” (è una definizione brutta e anche un po' str...a, però ci capiamo, ok?), che a sua volta richiede la polifonia: in sintesi (brutale, ok), più melodie diverse che vanno avanti simultaneamente, ciascuna con un proprio ritmo, una propria dinamica, note lunghe, brevi, etc. A sua volta, a ritroso, questo implica che le dita non debbano mai interferire una con l'altra, perché quello che succede su una corda è indipendente da quello che succede sulle altre. A sua volta, a ritroso, questo implica che per non intralciarsi a vicenda le dita debbano stare il più possibile lontane tra loro. A sua volta, a ritroso, questo implica che il manico sia costruito con uno spazio molto ampio tra le corde, e che l'impostazione richiesta abbia come obiettivo la maggiore mobilità possibile delle dita e la minor interferenza reciproca. A sua volta, a ritroso, questo ti impone di tenere il pollice dritto e basso, e le dita bene “a martelletto”, che richiedono il polso curvo, che richiede il manico in alto, che richiede il poggiapiede... Per farla breve, no, non sono paturnie da accademici: sono esigenze molto specifiche per ottenere certi risultati musicali, perché l'obiettivo è sempre quello, la musica. Suonarla, e suonarla al meglio. E adattarsi a quello che occorre per riuscirci.

 

Ok, ma... Holdsworth, Johnson, la distorsione...? Non ci siamo un po' persi? Forse. O forse no. Quando ti dicono (qualcuno ancora lo dice, ancora!!) che per suonare l'acustica o l'elettrica devi passare dalla classica, beh, forse si perdono qualche passaggio. Loro sì che sono mentalmente accademici (da strapazzo). Su una elettrica gli obiettivi sono diversi, mooolto diversi. Per cominciare, niente polifonia, o quasi. E poi... un suono distorto. Poco o tanto, un overdrive accennato o un muro di cattiveria, è davvero raro che il suono sia proprio clean. Questo fa una differenza enorme. Se metti il tuo suono lead e provi a suonare una a una tutte le note su una corda (facciamo la prima, ché viene più facile...), tasto per tasto, lasciando libere tutte le altre corde, senti subito che queste si mettono a risuonare rimbombare nitrire abbaiare miagolare... uno zoo di suoni indesiderati che infangano anche l'esecuzione più perfetta, rendendola impossibile da gestire.
La ragione di questo baccano infernale sta negli armonici (harmonics, overtones...): in pratica, è come se ogni nota che suoniamo si portasse sempre appresso una massa di “amiche invisibili”, note che a orecchio nudo non riusciamo a distinguere, ma che ad esempio ci permettono di distinguere una chitarra da una tromba, o un'arpa da un organo hammond (in sostanza, il timbro dipende da quanto sono enfatizzati quali di questi armonici). Con la distorsione, queste “sovranote” si ringalluzziscono, vengono pompate e vitaminizzate, e basta un niente per metterle in movimento...

 

Il risultato, per il povero chitarrista, è che se prova a suonare la chitarra elettrica (distorta, anche poco) con l'impostazione della classica, il meglio che può sperare di ottenere è una roba raffazzonata e rabberciata; il peggio, un cataclisma. Mentre là l'obiettivo primario è di permettere il più possibile alle corde di risuonare, qui è esattamente l'opposto: impedirglielo!!

 

Quindi? Immaginiamo di voler suonare una nota sulla 4a corda. Ovviamente, quella corda dovrà suonare limpida e perfetta, senza impedimenti; al tempo stesso, però, tutte le altre dovranno essere bloccate. Come?
Diciamo che il lavoro va diviso tra le due mani:

 

 

Qui l'esempio è sulla 4a, ma il principio vale sempre: rispetto alla corda che stai suonando, quelle più acute le stoppa la sinistra, e quelle più gravi la destra. Il che richiede qualche aggiustamento nell'impostazione...
Ecco una visione “dall'alto” delle due mani:

 

la mano sinistra

NOTA:

l'indice preme la 4a corda, ma non con la punta... più sotto, quasi con l'impronta digitale: in questo modo, il dito si ritrova a sfiorare le corde 3 2 e 1, bloccandone le risonanze (abbiamo detto sfiorare, cioè: a contatto, ma senza premere!!).

Al tempo stesso, questo permette di tenere il polso più piatto (= meno stress meccanico sui tendini nel tunnel carpale... che non guasta...), che a sua volta permette al pollice di fare capolino “da sopra”, come affacciato al balcone...

perfetto per evitare all'avambraccio di doversi autosostenere, e al tempo stesso per poter prodigarti in bending e vibrati con scatto felino, senza dover cambiare impostazione!!

 

 

la mano destra

NOTA:

il pollice si “sdraia” sulle corde in maniera da toccare col bordo la 6a e la 5a (in questo caso), mentre la “chiappetta” alla sua base lo aiuta... a seconda della distanza delle corde dal body (fender-style o gibson-style) può stare direttamente appoggiata (con leggerezza!!) sulle corde, oppure un po' sopra, sul body...

in questo modo l'avambraccio è libero di ruotare quanto gli serve per la pennata!!

 

 

E quindi...?

 

Un buon allenamento, per incominciare a prendere confidenza con tutto questo, potrebbe consistere nel prenderti una settimana dedicata, e lavorare ogni giorno su una corda soltanto, con uno schema di questo genere:

 

 

Già che ci sei, puoi provare  a improvvisare su una corda soltanto (magari approfittandone per un ripasso delle note naturali...), il che ti offre spunti particolarmente succosi... v. Mick Goodrick... Oppure puoi provare un po' di quelle linee à-la Yngwie Malmsteen (e magari provare a spostarle da una corda all'altra... sui bassi si trasformano in power riffs!!)... O ancora puoi tentare di riprodurre su una corda sola le melodie delle canzoni che ascolti (meglio iniziare da cosucce facili-facili, in realtà), per sviluppare il tuo orecchio...

 

E poi (soprattutto), puoi restare sintonizzato su queste pagine, dove inizieremo a lavorare sulla tecnica con una certa intensità...

 

 

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