il linguaggio dell'improvvisazione

il linguaggio dell'improvvisazione

Improvvisazione, parola magica! Chi ha un minimo di dimestichezza con la musica suonata lo sa: dici improvvisazione e ti vengono in mente, di colpo, tutti quei discorsi misticheggianti su “talento naturale” (?) e “dono del cielo” (?!), come se fosse qualcosa di esoterico, una capacità risercata ad una cerchia di privilegiati “baciati dalla sorte”, che magicamente riescono a… creare musica all’istante, dal niente! Oppure c’è il “partito” opposto, quello che ti propina regole sacre ed inviolabili, grafici e tabelle, un ginepraio di “norme” e “leggi” talmente complicato da far pensare più ad un laboratorio di fisica quantistica che ad una libera attività creativa!

E allora diciamolo chiaramente, subito, adesso: NO. L’improvvisazione NON è questo. O meglio: è anche questo, ma dopo. Molto dopo. Prima del talento, prima delle regole, l’improvvisazione è un linguaggio. E se per parlare l’italiano usi bocca, lingua e labbra (e corde vocali, ohibò!), per “parlare la musica” usi le mani e la chitarra (e magari il plettro); ma è la stessa cosa!!

E come hai imparato a parlare l’italiano? Forse che quando avevi un anno ti hanno messo davanti un compendio di grammatica e sintassi? O ti hanno lasciato lì, da solo, confidando sul tuo “talento”?

Nooo!, l’hai imparato ascoltando.

Tutti ti parlano, ti parlano senza tregua, senza aspettarsi niente, ti parlano e basta. Ma ti parlano.
E tu ascolti. E ascoltando… assorbi.

 

Nessun processo cosciente, per cominciare: sei “bombardato” da voci (che a quel punto per te sono soltanto “suoni”) e piano piano il linguaggio ti entra dentro, diventa parte di te. Poi abbozzi le prime "parole” (?), e da quei primi mamma-pappa-nanna-cacca in avanti impari a dare un senso ai suoni, e ad usarli –sempre meglio– per esprimere qualcosa.

L’ultimo analfabeta dei sobborghi di Londra non sa assolutamente niente di grammatica e sintassi, coniugazioni e verbi irregolari, però parla l’inglese (e non solo lo parla: lo intuisce, cogliendo sfumature, dettagli, giochi di parole…) molto meglio di te, che pure conosci ogni dettaglio di ogni regola, e magari sei pure “portato” per le lingue: perché? Perché ce l’ha dentro!! E come ha fatto, ad avercelo dentro? L’ha imparato a orecchio!!

Tutto questo per dire che per quanto gli aspetti più appariscenti del “playing” (tecnica, diteggiature, pennata, armonia, pentagrammi, intavolature…) prendano spesso il sopravvento sul nostro approccio alla chitarra e alla musica, in fin dei conti la cosa più importante e più utile che possiamo fare per avviarci in maniera efficace ed efficiente sulle strade impervie dell’improvvisazione (= espressione di sé) è sicuramente aprire le orecchie e iniziare ad ascoltare: se improvvisi su una base (bravo!, è essenziale rapportarsi ad uno “sfondo”) non basta prendere-la-scala-e-andare, no!

Fermati e ascolta: tutte le note suonano ugualmente bene su tutti gli accordi? Oppure ci sono dei suoni diversi su cui fermarsi? Più avanti nel corso del programma affronteremo l’argomento in maniera specifica, con una serie di percorsi espressamente mirati: per ora (l’abbiamo detto: l’aspetto logico-razionale viene dopo!) semplicemente ascolta i suoni della scala, su un piano decisamente intuitivo.

 

L’improvvisazione è fortissimamente una questione di intuito (di “cuore”? possiamo dirlo senza scadere nel mieloso?), e quando suoni in tempo reale… non c’è tempo per “pensare”: per questo è essenziale che già da ora, mentre stiamo muovendo i primi passi, tu riesca a mettere in gioco, con tutta la forza e con tutte le energie di cui disponi, il tuo orecchio, il tuo ascolto.
È della tua sensibilità musicale che si tratta, e c’è davvero bisogno di coltivarla con cura, con passione. Se ti abitui ad ascoltare profondamente, con attenzione, e a farlo mentre stai suonando, questo ti resta per sempre, e ogni nuova scoperta, ogni nuova esplorazione, uscirà comunque dalla tua chitarra come un fatto “naturale”, senza bisogno di tortuosi (e logoranti) processi mentali.

Questo vuol dire “parlare musica”.

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