i Meccanismi della Musica: 5 - l'OTTAVA, i SEMITONI, i TONI

i Meccanismi della Musica: 5 - l'OTTAVA, i SEMITONI, i TONI

Andiamo ancora avanti a capire COME "FUNZIONA" LA MUSICA

 

 

La volta scorsa abbiamo "smontato" il suono, arrivando a capire cosa succede "dentro" una singola nota. Oggi facciamo un passo in avanti.

 

 

Le diverse culture musicali conosciute, dagli aborigeni australiani alla musica “classica” passando per India, Americhe, Cina, Africa e folklori vari, hanno pochissimi elementi in comune.

Spesso quasi nulla.

 

 

Cose che noi diamo per scontate (le note, le scale...) diventano “esotiche” appena le si guarda dal punto di... ascolto di culture differenti.

 

Una delle pochissime informazioni comuni (tecnicamente: un “universale musicale”) è il concetto di Ottava (anche se in altri contesti non si chiama così, e vediamo subito perché).

 

 

Sappiamo che l'intonazione di una nota dipende dalla sua frequenza:

 

 

  • più alto il numero di vibrazioni, più acuto il suono;
  • più basso il numero di vibrazioni, più grave il suono.

 

 

Ma hai presente quando canti doremifasollasidò? Ci sono due “do”, giusto? Uno più grave, all'inizio, e uno più acuto, alla fine. Ehi... perché due? Che cosa succede?!

 

 

Eccolo qua, il nostro “universale musicale”: indipendentemente da quante note abbiamo e da come le chiamiamo, quando la frequenza raddoppia o si dimezza il nome-di-nota rimane lo stesso! Se il tuo primo Do era 131Hz, il secondo... indovina? Esatto: 262Hz!

 

 

E visto che nel nostro sistema abbiamo 7 nomi-di-nota, quando re-incontriamo la stessa al raddoppio della frequenza la chiamiamo “OTTAVA”: è la sua “ottava nota”!

 

 

Ok, ma... le altre note? Tra una nota e la sua ottava la frequenza raddoppia, ok.

 

Ma tra una nota e un'altra nota? Come ci si regola?

 

 

Il nostro sistema (“sistema temperato”, o: “a temperamento equabile”) ha escogitato il modo per riprodurre nella divisione dell'ottava i suoni che stanno già dentro una nota singola come armonici.

 

 

 

Quindi: dividiamo l'ottava in 12 parti uguali (in senso logaritmico, se ti piace il lato matematico della vicenda), chiamate SEMITONI.

 

 

Se ci pensi, è intuitivo per te come chitarrista:

  • un tasto = un semitono.

E l'ottava della corda a vuoto è al XII tasto, no?

 

 

 

 

Ovviamente, due semitoni = un TONO (sulla chitarra: due tasti)

 

 

 

 

***

 

 

 

BREAK:

 

Tutto ok, dodici suoni in un'ottava. Dodici semitoni. Benissimo, per carità. Ma... noi non abbiamo sette nomi-di-nota? E gli altri cinque suoni? Come diavolo li chiamiamo?!

 

 

Partiamo dal vedere i sette suoni "naturali":

 

 

 

Come puoi notare, non sono tutti alla stessa distanza. Tra una nota e l'altra c'è sempre un Tono (cioè: 2 Semitoni), tranne dopo le note con la "i"(ricorda che il Si lo chiamiamo "Ti", e tra poco sarà anche chiaro il perché):

 

  • dopo il Mi, il Fa è subito attaccato, a un semitono soltanto di distanza;
  • dopo il Ti, il Do è subito attaccato, a un semitono soltanto di distanza.

 

E gli altri suoni? Quelli tra Do e Re, tra Re e Mi, tra Fa e Sol, tra Sol e La, tra La e Ti? 

Come li chiamiamo?

 

 

Beh, non hanno un nome proprio.

A seconda del contesto (lo scopriremo più avanti), quei suoni prenderanno il nome dalla nota precedente (aggiungendo la dicitura "diesis") oppure da quella successiva (aggiungendo la dicitura "bemolle").

 

 

In altre parole:

 

  • il suono tra Do e Re può essere chiamato Do# o Reb
  • il suono tra Re e Mi può essere chiamato Re# o Mib
  • il suono tra Fa e Sol può essere chiamato Fa# o Solb
  • il suono tra Sol e La può essere chiamato Sol# o Lab
  • il suono tra La e Si può essere chiamato La# o Sib

 

Al di là delle regole che ci impongono di scegliere per ciascun suono uno solo dei due nomi possibili e di scartare l'altro (regole che vedremo prestissimo, nelle prossime immediate puntate), il primo problema che salta subito all'occhio è molto pratico: 

 

con le note naturali, io posso cantare una melodia con i nomi delle note molto facilmente. È quello che nella tradizione dei conservatori si chiama "solfeggio cantato" (ci sono anche metodi più efficienti e moderni, in accordo con le più recenti scoperte delle neuroscienze, ma per il momento lasciamo stare), e che permette di acquisire una notevole "intimità" col rapporto tra note e suoni.

 

 

Ad esempio, "Fra' Martino" può diventare una cosa come do re mi do, do re mi do, mi fa sol... eccetera.

 

Se però mi capita una nota "alterata", mica posso cantare, che so, do re mibemolle!! È impraticabile!!

 

Le soluzioni usuali sono due:

 

  1. me ne frego, canto comunque do re mi. In questo caso però lo scopo centrale del lavoro, che era di connettere l'aspetto percettivo (= i suoni) con quello cognitivo (= i nomi)... se ne va a remengo!!
     
  2. trovo un nome diverso per quei cinque suoni. È esattamente quello che facciamo qui:

 

 

 

Le note "diesis", che prendono il nome dalla nota precedente, la trasformano con vocale "i":

 

Do# -> DI

Re# -> RI

Fa# -> FI

Sol# -> SI (lo vedi perché il Si lo abbiamo chiamato "Ti"?)

La# -> LIi

 

 

Le note "bemolle" invece, che prendono il nome dalla nota successiva, la trasformano con vocale "e":

 

Sib -> TE

Lab -> LE

Solb -> SE

Mib -> ME

Reb -> RA (questa è una eccesione perché il Re finiva già in "e"!)

 

 

 

***

 

Stavolta abbiamo macinato una mole di informazioni enorme... E vanno tutte imparate a memoria!

 

In effetti, non ha senso investire tempo e fatica per capire questi concetti e poi lasciare di dover starci a pensare quando è il momento di usarli davvero!

 

 

 

OBIETTIVO

 

Per stavolta ci interessa solo che tutto sia chiaro, ché la prossima volta si fa sul serio...

 

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