i Meccanismi della Musica: 4 - che cosa è il SUONO?

i Meccanismi della Musica: 4 - che cosa è il SUONO?

Facciamo un piccolo break dallo studio dei "meccanismi della musisca" (quelli che qualche disgraziato si ostina a chiamare "teoria musicale").

 

 

In realtà è un break apparente, per fare chiarezza su un punto cruciale. Per esempio, tu lo sai che la matematica... non è una scienza?

 

Non è sperimentale, non è teorica, non ha nessuna delle caratteristiche con cui definiamo la scienza. Però è essa stessa il linguaggio della scienza. 

 

Allo stesso modo, il suono NON è un "meccanismo" della musica. Però è esso stesso la musica!

 

Quindi incominciamo:

 

 

che cosa è il suono? Cosa lo distingue dal rumore? Come funziona? E soprattutto: perché dovrebbero interessarmi tecnicismi di questo genere, se tutto quello che io voglio è… suonare la chitarra?!?

 

 

Partiamo dalla fine.

Certo, puoi suonare la chitarra senza avere nessunissima idea di come funziona il suono.
Poi passerai le giornate sui gruppi Facebook e sui canali YouTube a cercare di capire come tirare fuori dalla tua strumentazione un timbro che ti soddisfi, tieniti pronto.

 

Ore e ore a cercare risposte dovendo filtrare una massa di parole oceanica, tra fantomatici “esperti” che sciorinano scempiaggini assurde, ragazzini che si spacciano per professionisti, spacciatori seriali di luoghi comuni… Ore e ore, peraltro, che sottrai all’unica cosa che dovrebbe interessarti davvero: suonare!!

 

 

Chiariamo: non serve diventare degli scienziati, non serve approfondire a livello di un dottorato in fisica, non serve nemmeno la competenza di un tecnico del suono.

 

 

Quello che è indispensabile, però, è avere le idee chiare su quei pochi concetti essenziali che ti permettono di capire le basi del suono, e quindi (quel che davvero conta) come controllarlo.

 

 

Prendere nelle tue mani il timbro per una volta non è una metafora: per come è fatta la chitarra, stiamo per vederlo, il modo in cui tu lavori cambia addirittura la forma dell’onda.
Lo capisci da solo quanto è importante avere il controllo su questo.

 

 

Partiamo da un fatto semplice: ogni corpo che si muove entra in vibrazione, e questa vibrazione si propaga nell’aria. Se è sufficientemente intensa, questa aria-che-vibra colpisce il nostro timpano, e da lì, attraverso tutto l’apparato uditivo, viene decodificato come…

 

 

  • rumore: se la vibrazione è irregolare, casuale, disorganizzata;
  • suono: se la vibrazione è regolare, un tot di volte al secondo, costanti.

 

 

Quindi ogni suono è determinato da una specifica Frequenza, cioè un numero di vibrazioni al secondo, che chiamiamo Hertz: per esempio, la 5a corda a vuoto vibra 110 volte al secondo, cioè ha una Frequenza di 110Hz.

 

Se fin qui è chiaro, andiamo avanti.

 

Quali sono le implicazioni della frequenza?

Banalmente, è proprio la specifica frequenza a determinare la nota esatta, l’intonazione specifica di un suono:

 

 

  • più è alta la frequenza, più il suono è acuto;
  • più è bassa la frequenza, più il suono è grave.

 

 

Ora, di solito la nostra immaginazione ci porta a visualizzare la vibrazione con la sinusoide, cioè una rappresentazione grafica di questa vibrazione, così:

 

 

 

 

Questo sarebbe anche giusto, per carità. Però si porta dietro un grande punto critico, una domanda che sta lì sotto, tanto banale da non venire neanche in mente finché non ti ci metti con un po’ di attenzione…

 

Insomma: se è vero che io riconosco quella nota come LA perché la 5a corda a vuoto vibra 110 volte al secondo e muove l’aria che arriva al mio orecchio e bla bla bla… come diavolo faccio a riconoscere che è una chitarra?!

 

 

Pensaci: se è tutto lì, con la corda che mette in movimento l’aria per 110 volte al secondo… che diavolo ne sa l’aria di chi è stato a muoverla?!? Come fa a comunicare al mio orecchio che era proprio una chitarra e non, che so, un pianoforte, una cornamusa, un flauto?!?

 

 

Appena ci pensi non è più così banale, eh?

 

Certo, se la sinusoide fosse realmente pura… non potremmo distinguere gli sturmenti!!

Fortunatamente, un suono non è una sinusoide pura (e noi possiamo goderci tutte le sfumature di ogni singolo strumento!).

 

 

Pensa un attimo alla… ginnastica ritmica. Le atlete con il nastro, hai presente?

 

Oltre al movimento principale, il nastro fa tutta una serie incredibile di “contro-onde” che danno quell’effetto pazzesco su cui le atlete si giocano la medaglia.

 

 

Ecco, con il suono succede esattamente la stessa cosa.

 

 

La corda vibra lungo una “onda” fondamentale che va (nel caso della corda a vuoto) dal capotasto al ponte, e quella è la sinusoide, che ci dà la nota che sentiamo.

 

Simultaneamente, però, si mettono in moto una serie di “contro-vibrazioni” che dividono la corda in due parti, in tre, in quattro, e così via:

 

 

 

 

 

Ognuna di queste “contro-vibrazioni” emette una specie di “suono invisibile” con una sua intonazione specifica: se restiamo sull’esempio della 5a corda a vuoto, la divisione in due ci dà un altro LA più acuto di un’ottava, la divisione in tre ci da un MI, la divisione in quattro un LA più acuto di un’ulteriore ottava, poi quella in cinque ci dà un DO#, e via così…

 

 

In sostanza, ogni volta che noi sentiamo una nota, non è mai una nota singola davvero: si porta sempre dietro una specie di “mucchio selvaggio” di “amiche invisibili”, che si chiamano Armonici.
L’effetto complessivo che si ha sommando la Vibrazione Fondamentale con gli Armonici assomiglia a una cosa così:

 

 

 

 

Lo vedi quanto è diversa dalla sinusoide pura che pensavi all’inizio?!

 

 

Ecco, peraltro adesso abbiamo la risposta alla nostra domanda su come facciamo a distinguere uno strumento dall’altro:

 

 
il Timbro di uno strumento dipende da quanto sono enfatizzati quali di questi armonici.

 

 

Queste diverse enfatizzazioni rendono ogni onda “frastagliata” in maniera diversa!

 

 

Però, ok. Interessante, per carità. Ma non sono di sicuro queste informazioni a cambiarci la vita, per ora. Di nuovo, la domanda-chiave è: bene, bravo, ma… che me ne faccio?!?

 

 

Beh, la risposta si muove su due livelli:

 

  1. sulla distanza: avere queste informazioni ben chiare ti aiuterà a capire come gestire il tuo setup, come controllare il tuo sound, come scegliere i tuoi acquisti futuri in maniera oculata e realmente funzionale.
    Non in maniera diretta, magari (non è che scegli un pedale guardando la modifica della forma dell’onda con l’oscilloscopio!), ma attraverso un processo di acquisizione delle informazioni che gradualmente diventano consapevolezza.
    Non è poco.

     
  2. da subito: ci sono un paio di implicazioni derivanti dalla struttura del suono e dagli armonici che ti riguardano da subito, dal momento stesso in cui prendi in mano una chitarra:

    per cominciare, è evidente che il suono degli armonici più lontani, nascendo da porzioni di corda  piccolissime… durano molto, molto poco.
    Si “spengono” in fretta.
    Questo a sua volta significa che il suono di una nota lasciata vibrare ti sembra sempre uguale, ma in realtà già dai primi millisecondi inizia a impoverirsi, a perdere in contenuto di armonici (se facessi cut/paste del primo secondo di una nota lunga e del, per dire, trentesimo, e poi li mettessi vicini… sembrerebbero due strumenti diversi!! Il frammento alla fine è “spompo”, senza acuti, completamente moscio!).
    Cioè: la pienezza del suono in tutta la sua “gloria armonica” la hai nell’istante dell’attacco, poi via via viene meno. E qui sta la tua responsabilità: quando si dice che il suono sta nella mano destra… non è una dannata metafora!!
    La forza che imprimi, il punto in cui colpisci la corda, quanto stringi il plettro, come lo inclini… ognuno di questi fattori eccita in maniera diversa armonici diversi, e il risultato sono timbri radicalmente differenti!
    Un pianoforte non è così: il punto di contatto del martelletto con la corda non dipende da te, e il miglior pianista del mondo può “distillare” sfumature infinite, ma non può cambiare la forma dell’onda del suo piano!
    Sulla chitarra invece sì: la forma dell’onda è nelle tue mani.
    Il timbro dipende da te.
    Specialmente nell’attacco.
    Il che significa che l’attacco della nota merita una cura speciale, attenzione extra!


    In secondo luogo, è probabile che tu suoni spesso con un suono non esclusivamente clean. Magari un pizzico di saturazione, quando non proprio distorsione “abbestia”, è ragionevole pensare che ti capiti di usarla, vero?

    Bene, la saturazione (o distorsione, per ora la distinzione non ci riguarda) agisce in maniera specifica sugli armonici, enfatizzandone alcuni in maniera estrema (è una semplificazione, ok?
    Giusto per capire. Poi affronteremo tutto nel dettaglio).
    Questo significa che quando io suono una nota su una corda, per “simpatia” vengono eccitati gli armonici di altre corde, che inizieranno a vibrare e a emettere suoni anche se nessuno le sta toccando!!

    Il risultato è una accozzaglia orrenda di suoni che si sovrappongono a quello che tu stai facendo rendendo il tutto impastato e confuso!! 
È per questo che, al contrario di quando si suona clean, magari con intenzioni polifoniche, e quindi si fa di tutto perché quello che facciamo su una corda non interferisca con le altre corde e le lasci libere di vibrare, quando invece suoniamo “distorti” dobbiamo zittire tutte le corde che non stiamo suonando!!

    Questo avviene attraverso una azione combinata di mano sinistra (sulle corde più acute rispetto a quella che stiamo diteggiando) e mano destra (con il palmo che poggia sulle corde più gravi), e ovviamente entriamo nel campo delle discussioni di tecnica esecutiva, però capire perché questo accade è un ottimo punto di partenza per ricordarsene e intervenire in maniera appropriata!

 

 

E pensare che eravamo partiti da una domanda apparentemente così innocua…

 

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